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I FENOMENI DEL FOLLOW/UNFOLLOW: CHI SONO E COME COMBATTERLI

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I FENOMENI DEL FOLLOW/UNFOLLOW: CHI SONO E COME COMBATTERLI

Se c'è una categoria di persone presenti su Instagram che trovo detestabile è quella dei fenomeni che ti seguono e dopo pochissimo tempo smettono. Li conosciamo tutti, li abbiamo subiti tutti e li odiamo tutti, incondizionatamente.

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Spiegherò brevemente il fenomeno per i più inesperti.

 Il fenomeno vuole far crescere il suo profilo in modo rapido, indolore e senza pagare. Va così a seguire un centinaio dei followers di un profilo simile al suo per contenuti. Alcuni, per cortesia o perché trovano i suoi post piacevoli, ricambieranno il follow e il fenomeno avrà aumentato il suo seguito. Però fenomeno non ha interesse per queste persone e quindi in un paio di giorni (o una settimana, o un mese, o quando pare a lui) smetterà di seguirli tutti, in massa. E l'operazione si ripeterà ancora e ancora e ancora. I suoi followers aumentano e il numero di quelli che lui segue invece rimarrà nettamente inferiore (perchè lui non è uno sfigato che segue troppa gente, ovvio).

Questa pratica meschina è purtroppo molto diffusa. Come al solito, la fiera della fuffa.

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Instagram pare non gradire tali atteggiamenti (how sweet) e ha preso provvedimenti per contenere la foga dei fenomeni:

  • per rendere la vita difficile ai follow-unfollow compulsivi fa vedere le persone che seguiamo non in ordine cronologico ma in ordine sparso. Quindi, se vuoi smettere di seguire qualcuno devi andartelo a cercare.
  • la guerra ai bot, che fanno un uso smodato di queste tecniche, è più forte che mai. (se volete saperne di più sui bot per la crescita Instagram, troverete un mio articolo delirante qui)

E voi invece cosa potete fare per crescere bene e combattere i fenomeni che vi seguono per un po' e poi adios?

  • Intanto producete contenuti di qualità. So che suona un po' come la scoperta dell'acqua calda ma la gente continua a postare foto oscene e nonsense, quindi tanto chiaro non deve essere ancora.
  • Usate bene gli hashtag: non vi lanciate su quelli enormi, optate invece per quelli più specifici. Quanta gente conoscete che va a fare una ricerca per hashtag con #summer o #love ? Appunto.
  • Scaricatevi le app per vedere i followers guadagnati e persi. Troverete subito i fenomeni di cui parlavo sopra e, se per caso foste caduti nella loro trappola, potrete smettere di seguirli a vostra volta. Tiè.
  • Ricambiate i follow con criterio. Questa cosa vale soprattutto per gli account aziendali: se voi vendete biglietti per i musei di Roma e vi trovate come follower il brand che produce calzini di pizzo e che ha 1.500 followers e ne segue 2.100 potete evitare la cortesia. Non ci farete mai affari insieme e sicuramente vi abbandonerà a breve.
  • La regola d'oro: sbattetevi. Interagite, commentate, create dialogo. Siate presenti con chi vi interessa e lo sforzo con il tempo verrà ripagato.

 

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I social e la morte della creatività

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I social e la morte della creatività

Almeno una volta al mese mi sveglio e penso: "mi fa schifo essere una persona creativa, vorrei essere nata con il pallino della matematica o delle scienze".

Diciamo la verità. Sarà pure bello essere bravi a fare foto, saper scrivere contenuti, sapere come scrivere un buon post sui social media o riuscire a stravolgere un'mmagine con Photoshop. Però sapete cosa? C'è un rovescio della medaglia che, almeno per quello che mi riguarda, mi fa rimpiangere di non essere diventata avvocato, medico o professoressa di statistica.

Intanto partiamo dalle basi: gran parte delle persone davvero creative hanno una serie di turbe mentali che manco ve le sto a dire. Non parlo di casi estremi come Van Gogh che si tagliò l'orecchio, parlo di problemi dell'era moderna, depressioni, ansie, insoddisfazione cronica.

Poi c'è l'annosa questione del mancato riconoscimento del lavoro del creativo: lo sappiamo tutti che, soprattutto da Bologna in giù, certi lavori sono terribilmente sottovalutati. Dopo anni di prigione nella sezione "hobby"  hanno fatto il salto di qualità per passare nella sezione "sottopagati a vita".

Infine c'è il dramma della concorrenza. La concorrenza lecita e illecita. 

A sgomitare nel mondo creativo si trovano tutti i possibili campioni umani. Quelli bravi che ti passano avanti per esperienza, quelli che sanno vendersi bene, quelli che conoscono le persone giuste e si trovano anche nel posto giusto al momento giusto. 

Ci sono pure quelli che hanno veramente una marcia in più. Tanto di cappello.

E poi ci sono gli ignobili illeciti. Gli ignobili illeciti che si sono costruiti un personaggio di dubbio rispetto grazie ai social media e alla fuffa. Bravissimi a comunicare e a riempire di fumo gli occhi dei clienti, pessimi nella pratica.

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Ed ecco il blogger che ha tre lettori (di cui uno sua madre) che diventa content creator. La ragazza che su Instagram ha  30.000 followers di provenienza ignota che diventa non solo influencer, ma pure digital strategist. Per non parlare dei fenomeni che fanno foto improponibili e vengono chiamati perchè, sempre grazie a Dio Social, hanno  un gran seguito. O degli Youtubers che si vendono come videomakers.

Mi dispiace pure per quei disgraziati che hanno fatto anni di scuola per imparare a truccare e si vedono soffiare il lavoro da sedicenti make up artist con ciglia lunghe sei metri e la faccia imbrattata di bronzer e illuminante. Mi dispiace per loro come mi dispiace per tutti quelli che hanno le capacità ma non hanno voglia di creare un personaggio grottesco ed egocentrico per compiacere la massa, di inventare una vita che non esiste e di comportarsi in maniera ipocrita per ottenere un po' di luce. 

Mi dispiace per il declino morale dei social.

Mi dispiace per le persone come me.

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HOW TO: FAMOSI CON I SOCIAL ( E IL TRACOLLO DELLE NUOVE GENERAZIONI)

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HOW TO: FAMOSI CON I SOCIAL ( E IL TRACOLLO DELLE NUOVE GENERAZIONI)

Purtroppo viviamo in una società vacua. L’aspirazione massima del giovane moderno è diventare famoso con Instagram e farne un lavoro. Non ci sono più quelli che vogliono diventare astronauti, figurarsi se qualcuno sogna di fare l’avvocato o il medico. Adesso c’è il web e si diventa Influencer. Fine della discussione.

In realtà potrebbe esserci già un influencer che vive nel vostro condominio e voi manco lo sapete.

Ce ne sono così tanti che fa quasi paura, nascosti dietro il loro telefono a inventare una vita . che il più delle volte è molto più noiosa di quello che sembra.

Ma torniamo ai nostri giovani.

Con il lavoro che faccio mi è capitato più di una volta di sentirmi chiedere da ragazzi e ragazze come fare a diventare una Instagram celebrity.

Giovani amici, vi lancio la bomba: CI DOVETE STARE DIETRO TUTTO IL GIORNO E ANCHE UNA BOTTARELLA DI CULO NON GUASTA.

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“Ma non basta postare una foto ogni tanto?” NO. Non importa quanto sei belloccio/a perché ce ne sono altri due milioni così. Devi postare, fare storie, partecipare a discussioni, commentare, rispondere ai commenti e tutte quelle cose pallose che non hai voglia di fare perché pensi che sia facile. E devi farlo tutti i giorni che Dio manda in terra.

Magari avere anche un sito o un blog non guasterebbe. Capisco che tu, giovane sfaticato/a, non abbia niente di cui parlare. Però avere qualcosa da dire da sempre una marcia in più e risponderebbe all’annosa domanda che le persone si pongono quando vedono profili ignobili seguiti da un sacco di gente: “questo perché è famoso?”

“Ho ventimila followers, sono un influencer orma?!” NO. Dieci anni fa si, oggi no. Te ne servono tanti, tantissimi di più. Centinaia di migliaia. Milioni volendo. E i tuoi post devono essere commentati e ricevere un bel numero di like.

“Come fanno questi ad avere delle foto bellissime sul loro feed?” Perché non le fanno con il cellulare, se le fanno con la reflex. E spesso hanno un adepto/schiavo/partner che fa da fotografo. Dopo di che scatta Photoshop. Infine si postano.

“Se mi metto in mutande e mi faccio un selfie prendo più like e divento famoso/a più velocemente” NO. Ci sono già tante persone che lo fanno pure per lavoro, perché postare una foto un po’ erotica è connesso con la loro professione. Farlo per richiamare l’attenzione e senza un minimo di consapevolezza è un po’ da disperati, no?

Quindi, cosa abbiamo imparato oggi?

Che diventare famosi sul web è comunque impegnativo e richiede tempo, denaro ed energia. Oltre a tutte queste cose poi c’è il fattore fortuna che non va mai sottovalutato.

Adesso, siete ancora convinti di voler diventare un Influencer o forse è meglio andare a studiare per il prossimo esame?

In ogni caso, buona fortuna.

 

 

 

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Influencers o Influenza?

Influenza nel senso di febbre, quella alta che ti porta a delirare.

E infatti oggi parliamo di influencers cominciando a dividerli in due macrocategorie: persone che hanno un reale impatto su chi li segue e megalomani esaltati.

Ma come fare a riconoscere gli uni dagli altri? 

Per chi fa il mio lavoro, soprattutto per quello che riguarda tutta la parte di digital pr, tutto sembra facile. Ma non tutte le aziende, soprattutto le piccole imprese, hanno qualcuno che fa digital marketing per loro. Spesso sono persone di una generazione lontana anni luce dal mondo del web, gente che ha lavorato tutta la vita offline e che adesso (con secoli di ritardo) pensano che sia giunto il momento di avventurarsi nel mondo dell'internet. Tralasciamo i casi disperati che lasciano i social in mano ai figli o ai nipoti "perché sono giovani e sanno usare queste trappole" e veniamo a quelli che decidono di collaborare con qualche influencer per vendere i loro prodotti.

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Come trovare qualcuno a cui associare il proprio brand? 

Dopo una bella analisi del target da raggiungere e tutte quelle cose che sono applicabili anche al marketing classico, inizia la ricerca del nostro influencer.

Cominciamo dai bloggers:

"Ha un bel sito, fa proprio una bell'effetto e quando scrive sembra che ne capisca tantissimo. Mi piace!" 

Ok, ma non basta. Intanto è saggio fare un'analisi per vedere se il sito oltre ad essere bello è pure ben posizionato e se è effettivamente autorevole. Ci sono vari strumenti per sbirciare, tipo Moz o SEMrush. Anche se non c'è mai da fidarsi al 100% danno una buona idea di quello che stiamo analizzando. Se dai dati sembra interessante contattatelo e richiedete un media kit. In genere tutti i blogger ne hanno uno, sempre carino e imbellettato per farli sembrare dei guru del loro settore. Quindi leggete bene prima di emozionarvi, i grandi numeri non sono poi così grossi quando si tratta di internet. 

Una volta studiato bene il valore del vostro blogger sarà anche più facile capire se il compenso richiesto è adeguato.

A me è capitato di contattare moltissimi bloggers per conto di aziende di ogni tipo e mi sono trovata davanti di tutto: da gente semisconosciuta che chiedeva migliaia di euro per un articolo a gente molto valida che, a mio parere, chiedeva troppo poco.  I miei preferiti sono quelli che, una volta capito di aver sparato decisamente troppo in alto, tornano dopo un po' dicendo che possono abbassare il prezzo (anche del 70% a volte!) e che insomma farei un affare ad approfittare di questo momento d'oro. Adoro queste coincidenze, sono così credibili...vero? Stanno un gradino sotto a quando trovi l'ultimo paio di scarpe del tuo numero quando ci sono i saldi. 

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Adesso veniamo agli influencers per eccellenza: quelli con miriadi di followers sui social.

Intanto se pensate che qualche migliaio di followers siano tanti state già sbagliando. Ne servono tanti di più per contare qualcosa. E più si va avanti e peggio sarà. Oppure Instagram e Facebook finiranno come i dinosauri, torneremo al baratto e saremo più felici. Chi lo sa, ma intanto le cose stanno così. Quindi adeguatevi.

Una volta trovata la vostra piccola social media star cominciate a guardare il profilo in modo più approfondito. Se ha tantissimi followers ma le foto mietono pochissimi like, se non c'è ombra di commenti o le persone che interagiscono puzzano di finto, fatevi due domande. Ci sono strumenti per farsi un'idea anche in questo caso? Si e al momento il mio preferito è Social Blade.

Anche qui la richiesta dei compensi potrà variare e il wannabe influencer che pensa di esserlo nonostante non abbia i numeri è sempre dietro l'angolo, pronto a chiedere cifre stratosferiche che non merita.

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Siamo in un momento storico in cui purtroppo tanti vorrebbero essere famosi grazie ad internet e i furbacchioni (che poi tanto furbi non sono) si comprano followers, like e commenti. Inutile dire che poi queste cose, non essendo naturali, non contano niente. 

Siate saggi e guardate bene chi avete davanti. E ricordate anche che tra tanti megalomani con l'influenza ci sono anche persone che valgono tutti i soldi che chiedono.

 

 

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Social media e fotografia di matrimonio: 5 cose da NON fare!

Nel corso degli ultimi anni mi è capitato di lavorare con molti fotografi di matrimonio. Il loro universo è più complesso di quel che sembra dall'esterno e la competizione è fortissima. I social media giocano un ruolo fondamentale dato che il prodotto che vendono è basato sulle immagini:  canali come Instagram e Facebook possono rivelarsi potenti alleati ma anche nemici distruttivi.

Gli utenti, e quindi i potenziali clienti, guardano molto come il loro futuro fotografo si muove sui social: trascurare questo dato può far male tanto quanto può farlo una presenza e un atteggiamento "da teenager". Sembrano concetti scontati ma in realtà ci sono tantissimi professionisti che non hanno ancora capito come funziona il mondo digitale.

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E adesso veniamo ai nostri fotografi di matrimonio e i social media e ai loro fatali errori:

1. Pubblicare troppe foto dove il paesaggio fa da protagonista: abbiamo capito che la location era una bomba ma il vostro cliente -soprattutto la sposa, fidatevi- vuole vedere se sapete fotografare gli umani (cioè se sarete così bravi da farla setire una strafiga)

2. Colori estremamente innaturali: siamo nell'era dei filtri e della post produzione ok, ma se pubblicate foto in cui gli sposi prendono un colorito tipico dei Simpsons e i prati sembrano fatti di kryptonite forse vi siete spinti un po' oltre il limite. Questo vale anche nel caso opposto: se mi lasciate al naturale tanto valeva far fare le foto a zio Giuseppe. Quindi post produzione a manetta ma deve sembrare naturale, ok?

3. Non fate i pigri quando pubblicate una foto su Instagram. La qualità dell'immagine deve essere sempre buona, nessuno metterà un like su una foto pixelosa...figurati se poi vi contattano.

4. Troppa vita privata mischiata con il lavoro. Cioè, non vogliamo trovare i vostri selfie ogni due foto di matrimoni. Uno ogni tanto ce lo facciamo tutti e wow il mio futuro fotografo ha una faccia simpatica, però con parsimonia (appunto, evitiamo l'effetto teenager).

5. Ignorare le richieste che arrivano via social media. Siamo un mondo pigro e cialtrone, facciamo prima a mandare un messaggio via Facebook (o altro social) che una email. Andare sul sito, cercare i contatti, scrivere una mail...troppo lavoro. Quindi, non ignorate i messaggi privati, potrebbero contenere il vostro prossimo contratto!

 

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