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BEAUTY: LA GRANDE VITTORIA DEGLI E-COMMERCE

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BEAUTY: LA GRANDE VITTORIA DEGLI E-COMMERCE

Se vi dico che per colpa dell'e-commerce i negozi fisici non vendono più come un tempo non vi racconto niente di nuovo.

Colpa di Zalando! Colpa di Amazon! Colpa di AliExpress! 

Sicuramente si. Ma in parte anche colpa di chi nei negozi fisici ci lavora.

Sono una di quelle persone che spende soldi a caso in cose inutili. Passo ore online a guardare cose che, per quanto sembrino un must have, comprerò e non userò mai. 

Io sono il sogno di ogni venditore.

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E nonostante questo, quando entro in un negozio e mi rapporto con una commessa mi cadono le braccia. E mi spazientisco. E non compro.

Siccome sono una femmina vanitosa e superficiale, oggi la mia polemica sarà diretta a coloro che lavorano nel settore beauty.

Ormai il web ci ha ipnotizzate tutte con foto, tutorial, promesse miracolose e blog dedicati a migliorare il nostro aspetto. Dalle beauty guru alle fashion blog è un bombardamento continuo e noi, volenti o nolenti, assorbiamo come spugne tutto quello che ci viene propinato. E lo vogliamo. Lo vogliamo come Voldemort voleva i Doni della Morte.

Una persona che lavora in uno store fisico dovrebbe tenersi al passo con i tempi, seguire queste cose e magari farsi trovare preparata quando arriva un cliente. E invece no. Perchè forse i colloqui li fa Topo Gigio, soprattutto nella mia città.

Un po' di tempo fa sono entrata in una profumeria e mi sono messa a guardare dei rossetti. La commessa ha avuto la brillante idea di venirmi vicino per dirmi: "Questi sono rossetti liquidi, lo sai come funzionano?"

Io: 

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Quanti anni sono che ci sono i rossetti liquidi in giro? I rossetti liquidi non solo li conosco, sono pure stufa dei maledetti rossetti liquidi! Se tu li hai scoperti adesso e lavori in una profumeria forse è il caso di fare un corsetto di aggiornamento.

Quando poi in un altro popolarissimo store ho chiesto se avevano anche delle creme per le mani cruelty free si è scatenata la paura. Prima si sono consultati in due e poi hanno detto che era tutto cruelty free. Io ho cominciato a spiegare loro in maniera cortese che stavano dicendo cazzate e poi me ne sono andata.  Devono solo ringraziare il loro Dio se non ho iniziato a urlare "Chiamate il responsabile! Pazzi bugiardi!"

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E ce ne sono stati tanti altri di episodi del genere. Più volte ho dovuto tenere a freno la lingua e la polemica che è in me.

Abito in una città piuttosto piccola ma internet ce l'abbiamo tutti. I video su YouTube li vediamo, da quello che ci insegna a fare il nodo alla cravatta a quello che ci spiega come usare bene la nuova palette per ombretti di Anastasia Beverly Hills. Quando entriamo in un negozio vogliamo trovare personale preparato, che sappia di cosa stiamo parlando. Non me ne frega niente se voi non tenete un determinato brand, dovete però essere in grado consigliarmi una valida alternativa. Perché io vi sto chiedendo una cosa di cui parla tutto il maledetto web e voi dovete sapere cosa diamine è.

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Quando negli annunci di lavoro richiedete qualifiche assurde e senza senso, fermatevi un momento a pensare che forse quello che non sa la commessa con decennale esperienza lo sa la ragazzina che sta incollata allo schermo a guardare i tutorial.

 

 

 

 

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HOW TO: FAMOSI CON I SOCIAL ( E IL TRACOLLO DELLE NUOVE GENERAZIONI)

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HOW TO: FAMOSI CON I SOCIAL ( E IL TRACOLLO DELLE NUOVE GENERAZIONI)

Purtroppo viviamo in una società vacua. L’aspirazione massima del giovane moderno è diventare famoso con Instagram e farne un lavoro. Non ci sono più quelli che vogliono diventare astronauti, figurarsi se qualcuno sogna di fare l’avvocato o il medico. Adesso c’è il web e si diventa Influencer. Fine della discussione.

In realtà potrebbe esserci già un influencer che vive nel vostro condominio e voi manco lo sapete.

Ce ne sono così tanti che fa quasi paura, nascosti dietro il loro telefono a inventare una vita . che il più delle volte è molto più noiosa di quello che sembra.

Ma torniamo ai nostri giovani.

Con il lavoro che faccio mi è capitato più di una volta di sentirmi chiedere da ragazzi e ragazze come fare a diventare una Instagram celebrity.

Giovani amici, vi lancio la bomba: CI DOVETE STARE DIETRO TUTTO IL GIORNO E ANCHE UNA BOTTARELLA DI CULO NON GUASTA.

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“Ma non basta postare una foto ogni tanto?” NO. Non importa quanto sei belloccio/a perché ce ne sono altri due milioni così. Devi postare, fare storie, partecipare a discussioni, commentare, rispondere ai commenti e tutte quelle cose pallose che non hai voglia di fare perché pensi che sia facile. E devi farlo tutti i giorni che Dio manda in terra.

Magari avere anche un sito o un blog non guasterebbe. Capisco che tu, giovane sfaticato/a, non abbia niente di cui parlare. Però avere qualcosa da dire da sempre una marcia in più e risponderebbe all’annosa domanda che le persone si pongono quando vedono profili ignobili seguiti da un sacco di gente: “questo perché è famoso?”

“Ho ventimila followers, sono un influencer orma?!” NO. Dieci anni fa si, oggi no. Te ne servono tanti, tantissimi di più. Centinaia di migliaia. Milioni volendo. E i tuoi post devono essere commentati e ricevere un bel numero di like.

“Come fanno questi ad avere delle foto bellissime sul loro feed?” Perché non le fanno con il cellulare, se le fanno con la reflex. E spesso hanno un adepto/schiavo/partner che fa da fotografo. Dopo di che scatta Photoshop. Infine si postano.

“Se mi metto in mutande e mi faccio un selfie prendo più like e divento famoso/a più velocemente” NO. Ci sono già tante persone che lo fanno pure per lavoro, perché postare una foto un po’ erotica è connesso con la loro professione. Farlo per richiamare l’attenzione e senza un minimo di consapevolezza è un po’ da disperati, no?

Quindi, cosa abbiamo imparato oggi?

Che diventare famosi sul web è comunque impegnativo e richiede tempo, denaro ed energia. Oltre a tutte queste cose poi c’è il fattore fortuna che non va mai sottovalutato.

Adesso, siete ancora convinti di voler diventare un Influencer o forse è meglio andare a studiare per il prossimo esame?

In ogni caso, buona fortuna.

 

 

 

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Ilaria Pozzi X El Rana Jewellery

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Ilaria Pozzi X El Rana Jewellery

Parliamo di fotografia. Ma anche di comunicazione. E di tatuaggi.

Un po' di tempo fa ho avuto occasione di lavorare con El Rana, un brand che produce gioielli fortemente legati alla cultura del tatuaggio. Anelli con ancore, collane con rondini e tutte quelle cose legate al design old school che piace tantissimo non solo agli amanti dei tatuaggi (tipo me) ma anche ai "profani" (perché quando una cosa è bella e fatta bene, i risultati si vedono).

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Quando abbiamo parlato di come le foto sarebbero dovute essere, ho apprezzato molto la scelta fatta da Simone (cioè il signor El Rana). La modella tatuata ovviamente ci deve essere, ma non deve essere la protagonista. Giusto. Molto giusto. 

Quante volte vi è capitato di vedere delle pubblicità in cui il prodotto manco lo avete notato perché l'attenzione è stata rubata tutta dalla strafiga di turno? Infatti. 

Qui invece abbiamo puntato sul gioiello. E Ilaria Pozzi è stata bravissima come al solito. Ha capito subito come doveva muoversi e il risultato sono state delle immagini in cui riesce ad accompagnare i prodotti senza rubare la scena. 

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Uno dei motivi per cui mi è piaciuta tantissimo la linea comunicativa scelta da Simone è più personale e riguarda le modelle tatuate. Queste ragazze sono il più delle volte fotografate in pose ammiccanti e provocatorie che le collocano in un immaginario prettamente erotico. Certo, facciamo vedere i tatuaggi, il nudo miete like e fans, la ragazza aggressiva e bla bla bla. Però io credo che ci sia tanto di più e fermarsi qui lo trovo mortificante per quello che invece è un fenomeno culturale con una storia notevole. C'è tanto di cui parlare e tanto da raccontare.  Non dico che la ragazza tatuata sia sempre la scelta perfetta, certo che no. Ma sicuramente andrebbero prese in considerazione anche per campagne più istituzionali, cosa che  -soprattutto qui in Italia - non succede. 

Ok, ho detto la mia anche questa volta.

 

 

 

 

 

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Social media e fotografia di matrimonio: 5 cose da NON fare!

Nel corso degli ultimi anni mi è capitato di lavorare con molti fotografi di matrimonio. Il loro universo è più complesso di quel che sembra dall'esterno e la competizione è fortissima. I social media giocano un ruolo fondamentale dato che il prodotto che vendono è basato sulle immagini:  canali come Instagram e Facebook possono rivelarsi potenti alleati ma anche nemici distruttivi.

Gli utenti, e quindi i potenziali clienti, guardano molto come il loro futuro fotografo si muove sui social: trascurare questo dato può far male tanto quanto può farlo una presenza e un atteggiamento "da teenager". Sembrano concetti scontati ma in realtà ci sono tantissimi professionisti che non hanno ancora capito come funziona il mondo digitale.

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E adesso veniamo ai nostri fotografi di matrimonio e i social media e ai loro fatali errori:

1. Pubblicare troppe foto dove il paesaggio fa da protagonista: abbiamo capito che la location era una bomba ma il vostro cliente -soprattutto la sposa, fidatevi- vuole vedere se sapete fotografare gli umani (cioè se sarete così bravi da farla setire una strafiga)

2. Colori estremamente innaturali: siamo nell'era dei filtri e della post produzione ok, ma se pubblicate foto in cui gli sposi prendono un colorito tipico dei Simpsons e i prati sembrano fatti di kryptonite forse vi siete spinti un po' oltre il limite. Questo vale anche nel caso opposto: se mi lasciate al naturale tanto valeva far fare le foto a zio Giuseppe. Quindi post produzione a manetta ma deve sembrare naturale, ok?

3. Non fate i pigri quando pubblicate una foto su Instagram. La qualità dell'immagine deve essere sempre buona, nessuno metterà un like su una foto pixelosa...figurati se poi vi contattano.

4. Troppa vita privata mischiata con il lavoro. Cioè, non vogliamo trovare i vostri selfie ogni due foto di matrimoni. Uno ogni tanto ce lo facciamo tutti e wow il mio futuro fotografo ha una faccia simpatica, però con parsimonia (appunto, evitiamo l'effetto teenager).

5. Ignorare le richieste che arrivano via social media. Siamo un mondo pigro e cialtrone, facciamo prima a mandare un messaggio via Facebook (o altro social) che una email. Andare sul sito, cercare i contatti, scrivere una mail...troppo lavoro. Quindi, non ignorate i messaggi privati, potrebbero contenere il vostro prossimo contratto!

 

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BEST OF: COLLOQUI

Quando mi chiedono perchè ho deciso di lavorare come freelance tendo a rispondere sempre con le stesse motivazioni: mi ero stancata di fare un lavoro da dipendente, volevo gestire tutto da sola, è un passaggio naturale quando si lavora nel settore del digital marketing. In parte è vero ma se devo essere del tutto onesta dovrei aggiungere che anche le aziende stesse e le loro richieste mi hanno portata alla fuga.

Quando sei un dipendente e fai un lavoro come il mio sei generalmente sottovalutato. Non stiamo a girarci intorno, in Italia spesso è così. Avere una persona che si occupa di social media e digital strategy è quasi un lusso perchè generalmente vige la regola per la quale "tanto i social me li faccio solo/ me li fa il nipote/ me li fa l'idraulico". E quando c'è un povero sfigato che viene assunto per i social succede spesso che oltre a quello dovrà pure improvvisarsi grafico/ web designer/ illusionista.

Ho letto annunci con richieste fantascientifiche e ho fatto colloqui con soggetti che dovrebbero darsi al cabaret. Se al momento mi amareggiavo (giustamente) adesso mi guardo indietro e mi viene da ridere. Quindi ho stilato questa mini lista dei miei "preferiti".

  1. LAVORI IN CORSO: Cercava un responsabile digital marketing e al colloquio emerge che in realtà avrei dovuto fare commerciale e altre cosette. Cosette tipo queste: salire su una gru o su un montacarichi, controllare se tutti i pezzi del trapano erano giusti. L'elmetto era in dotazione, voglio sperare.
  2. LE PARI OPPORTUNITA': Serviva un social media manager... però preferibilmente maschio. No comment.
  3. NON SO SE HAI LE SKILLS: Ha estremo bisogno di un social media manager e inizia il colloquio con una serie inglesismi per fare il figo. Tipo quando a "Ma come ti vesti?" dicono che con l'abito sta bene un long coat di colore purple perchè dire cappotto lungo viola fa plebeo. Però prima di metterti a parlare like a cool dude impara l'italiano che sarebbe pure la tua lingua. "Piuttosto che" vuol dire "invece di" ,non "oppure". Caro il mio copywriter...
  4. UNA POSIZIONE JUNIOR: Social media marketing per multinazionale. Un colloquio di oltre 2 ore, di cui una parte in inglese, per poi sentirmi dire che comunque ero troppo qualificata, che questa era una posizine junior. Io non so quanto sono brava e quanto è bravo quello che fa il mio lavoro per loro, però recentemente mi è capitato di vedere un loro progetto e con mio orrore ho notato che le cose in inglese erano state palesemente tradotte con Google Translator. Strafalcioni da scuola media. Forse oltre al junior dovrebbero rimpiazzare pure il senior.
  5. NON AVRAI UN'ALTRA OCCASIONE: Stavo andando ad un colloquio procuratomi da un'agenzia interinale e mentre cercavo di capire che strada dovessi prendere sono entrata con la mia macchina nella fiancata di un furgone che trasportava WC. Panico. Scendo dalla macchina, mi scuso e, mentre decidiamo di fare il cid, mi rendo conto che si era fatta l'ora del colloquio. Chiamo l'agenzia interinale e dico alla ragazza che mi aveva organizzato il tutto che avevo avuto un incidente e non potevo certo presentarmi al colloquio. Lei, molto comprensiva, mi urla che dovevo avvertirla prima e che adesso non avrei avuto una seconda occasione dopo la figuraccia che le avevo fatto fare. Adesso vado in giro con una palla di cristallo che mi dice quando avrò nuovi incidenti. Per adesso tutto ok ma non ho ancora riparato la carrozzeria, che non si sa mai...

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