Almeno una volta al mese mi sveglio e penso: "mi fa schifo essere una persona creativa, vorrei essere nata con il pallino della matematica o delle scienze".

Diciamo la verità. Sarà pure bello essere bravi a fare foto, saper scrivere contenuti, sapere come scrivere un buon post sui social media o riuscire a stravolgere un'mmagine con Photoshop. Però sapete cosa? C'è un rovescio della medaglia che, almeno per quello che mi riguarda, mi fa rimpiangere di non essere diventata avvocato, medico o professoressa di statistica.

Intanto partiamo dalle basi: gran parte delle persone davvero creative hanno una serie di turbe mentali che manco ve le sto a dire. Non parlo di casi estremi come Van Gogh che si tagliò l'orecchio, parlo di problemi dell'era moderna, depressioni, ansie, insoddisfazione cronica.

Poi c'è l'annosa questione del mancato riconoscimento del lavoro del creativo: lo sappiamo tutti che, soprattutto da Bologna in giù, certi lavori sono terribilmente sottovalutati. Dopo anni di prigione nella sezione "hobby"  hanno fatto il salto di qualità per passare nella sezione "sottopagati a vita".

Infine c'è il dramma della concorrenza. La concorrenza lecita e illecita. 

A sgomitare nel mondo creativo si trovano tutti i possibili campioni umani. Quelli bravi che ti passano avanti per esperienza, quelli che sanno vendersi bene, quelli che conoscono le persone giuste e si trovano anche nel posto giusto al momento giusto. 

Ci sono pure quelli che hanno veramente una marcia in più. Tanto di cappello.

E poi ci sono gli ignobili illeciti. Gli ignobili illeciti che si sono costruiti un personaggio di dubbio rispetto grazie ai social media e alla fuffa. Bravissimi a comunicare e a riempire di fumo gli occhi dei clienti, pessimi nella pratica.

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Ed ecco il blogger che ha tre lettori (di cui uno sua madre) che diventa content creator. La ragazza che su Instagram ha  30.000 followers di provenienza ignota che diventa non solo influencer, ma pure digital strategist. Per non parlare dei fenomeni che fanno foto improponibili e vengono chiamati perchè, sempre grazie a Dio Social, hanno  un gran seguito. O degli Youtubers che si vendono come videomakers.

Mi dispiace pure per quei disgraziati che hanno fatto anni di scuola per imparare a truccare e si vedono soffiare il lavoro da sedicenti make up artist con ciglia lunghe sei metri e la faccia imbrattata di bronzer e illuminante. Mi dispiace per loro come mi dispiace per tutti quelli che hanno le capacità ma non hanno voglia di creare un personaggio grottesco ed egocentrico per compiacere la massa, di inventare una vita che non esiste e di comportarsi in maniera ipocrita per ottenere un po' di luce. 

Mi dispiace per il declino morale dei social.

Mi dispiace per le persone come me.

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