Parliamo di fotografia. Ma anche di comunicazione. E di tatuaggi.

Un po' di tempo fa ho avuto occasione di lavorare con El Rana, un brand che produce gioielli fortemente legati alla cultura del tatuaggio. Anelli con ancore, collane con rondini e tutte quelle cose legate al design old school che piace tantissimo non solo agli amanti dei tatuaggi (tipo me) ma anche ai "profani" (perché quando una cosa è bella e fatta bene, i risultati si vedono).

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Quando abbiamo parlato di come le foto sarebbero dovute essere, ho apprezzato molto la scelta fatta da Simone (cioè il signor El Rana). La modella tatuata ovviamente ci deve essere, ma non deve essere la protagonista. Giusto. Molto giusto. 

Quante volte vi è capitato di vedere delle pubblicità in cui il prodotto manco lo avete notato perché l'attenzione è stata rubata tutta dalla strafiga di turno? Infatti. 

Qui invece abbiamo puntato sul gioiello. E Ilaria Pozzi è stata bravissima come al solito. Ha capito subito come doveva muoversi e il risultato sono state delle immagini in cui riesce ad accompagnare i prodotti senza rubare la scena. 

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Uno dei motivi per cui mi è piaciuta tantissimo la linea comunicativa scelta da Simone è più personale e riguarda le modelle tatuate. Queste ragazze sono il più delle volte fotografate in pose ammiccanti e provocatorie che le collocano in un immaginario prettamente erotico. Certo, facciamo vedere i tatuaggi, il nudo miete like e fans, la ragazza aggressiva e bla bla bla. Però io credo che ci sia tanto di più e fermarsi qui lo trovo mortificante per quello che invece è un fenomeno culturale con una storia notevole. C'è tanto di cui parlare e tanto da raccontare.  Non dico che la ragazza tatuata sia sempre la scelta perfetta, certo che no. Ma sicuramente andrebbero prese in considerazione anche per campagne più istituzionali, cosa che  -soprattutto qui in Italia - non succede. 

Ok, ho detto la mia anche questa volta.

 

 

 

 

 

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