Cristina

Comment

Cristina

Quando tra fotografo e modella c'è un legame che va oltre la professionalità, è molto probabile che i lavori fatti insieme si arricchiscano di qualcosa in più. Ma non è così scontato come sembra.

A volte ancora sfugge ad alcuni che le modelle sono ragazze come tutte le altre, sono solo mediamente più piacenti. 

Sono per natura una persona che cerca di andare d'accordo con tutti, faccio del mio meglio per creare un'atmosfera amichevole e rendere il lavoro meno pesante possibile.

Nel corso degli anni ho potuto lavorare con molte ragazze e se con alcune, nonostante gli sforzi, mi sono sentita un po' come mi sento quando vengono alla porta a cercare di venderti l'aspirapolvere (cioè distacco totale), con con altre mi sono trovata così bene da aver costruito poi un rapporto di vera amicizia.

E poi c'è Cristina.

Sono passati quattro anni dal nostro primo incontro e credo che sia stato come quando le persone vanno ad un appuntamento al buio e poi trovano a sorpresa l'anima gemella. Nel giro di un'ora avevamo già capito che ci piacevano le stesse cose e che ci rapportavamo alla vita con lo stesso approccio: quello di un teenager intrappolato nel corpo di un trentenne. Per di più teenager degli anni 90 con Dr Martens ai piedi e una passione per Marilyn Manson (lei) e per Billy Corgan degli Smashing Pumpkins (io). 

Inutile dire che il primo shooting con Cristina resta uno dei miei preferiti di sempre.

1898092_633190186717398_1025909612_n.jpg

Nel giro di poco tempo abbiamo iniziato a sentirci non solo per cose relative al lavoro insieme ma anche per parlare di cose personali. Insomma siamo diventate amiche. Come Manson e Corgan. E con la stessa passione per carboidrati e animali domestici.

Dopo pochi mesi ci siamo viste ancora, abbiamo scattato altre foto e abbiamo capito che eravamo proprio fatte per lavorare insieme.

17361658_1269730969729980_1213590346143217611_n.jpg

Ci sono cose che non si possono spiegare, come il motivo per cui una persona ti entri nel cuore più delle altre. Perché anche se altre mille ragazze hanno interessi simili ai miei e sanno posare come delle dee, io continuerei a scegliere Cristina. 

1798312_760304074006008_5999981427975049375_n.jpg
13230137_1030745210295225_6210694454809203839_n.jpg

Credo che non capiti spesso di trovare una modella che riesca a leggere la mente del fotografo, che condivida le stesse idee e e che abbia la capacità di tradurre tutto in una posa.

Ecco, io invece sono stata fortunata. Ho trovato la mia musa e la mia migliore amica.

16939416_1256563267713417_5173585268955305539_n.jpg
24067898_1507119132657828_8690574038728701961_n.jpg

CRISTINA sta su:  Instagram, Altro Instagram, Twitter, Facebook 

Comment

Comment

Influencers o Influenza?

Influenza nel senso di febbre, quella alta che ti porta a delirare.

E infatti oggi parliamo di influencers cominciando a dividerli in due macrocategorie: persone che hanno un reale impatto su chi li segue e megalomani esaltati.

Ma come fare a riconoscere gli uni dagli altri? 

Per chi fa il mio lavoro, soprattutto per quello che riguarda tutta la parte di digital pr, tutto sembra facile. Ma non tutte le aziende, soprattutto le piccole imprese, hanno qualcuno che fa digital marketing per loro. Spesso sono persone di una generazione lontana anni luce dal mondo del web, gente che ha lavorato tutta la vita offline e che adesso (con secoli di ritardo) pensano che sia giunto il momento di avventurarsi nel mondo dell'internet. Tralasciamo i casi disperati che lasciano i social in mano ai figli o ai nipoti "perché sono giovani e sanno usare queste trappole" e veniamo a quelli che decidono di collaborare con qualche influencer per vendere i loro prodotti.

DAmy_GoXoAAtsiN.jpg

Come trovare qualcuno a cui associare il proprio brand? 

Dopo una bella analisi del target da raggiungere e tutte quelle cose che sono applicabili anche al marketing classico, inizia la ricerca del nostro influencer.

Cominciamo dai bloggers:

"Ha un bel sito, fa proprio una bell'effetto e quando scrive sembra che ne capisca tantissimo. Mi piace!" 

Ok, ma non basta. Intanto è saggio fare un'analisi per vedere se il sito oltre ad essere bello è pure ben posizionato e se è effettivamente autorevole. Ci sono vari strumenti per sbirciare, tipo Moz o SEMrush. Anche se non c'è mai da fidarsi al 100% danno una buona idea di quello che stiamo analizzando. Se dai dati sembra interessante contattatelo e richiedete un media kit. In genere tutti i blogger ne hanno uno, sempre carino e imbellettato per farli sembrare dei guru del loro settore. Quindi leggete bene prima di emozionarvi, i grandi numeri non sono poi così grossi quando si tratta di internet. 

Una volta studiato bene il valore del vostro blogger sarà anche più facile capire se il compenso richiesto è adeguato.

A me è capitato di contattare moltissimi bloggers per conto di aziende di ogni tipo e mi sono trovata davanti di tutto: da gente semisconosciuta che chiedeva migliaia di euro per un articolo a gente molto valida che, a mio parere, chiedeva troppo poco.  I miei preferiti sono quelli che, una volta capito di aver sparato decisamente troppo in alto, tornano dopo un po' dicendo che possono abbassare il prezzo (anche del 70% a volte!) e che insomma farei un affare ad approfittare di questo momento d'oro. Adoro queste coincidenze, sono così credibili...vero? Stanno un gradino sotto a quando trovi l'ultimo paio di scarpe del tuo numero quando ci sono i saldi. 

dr-evil-pageviews-meme.png

Adesso veniamo agli influencers per eccellenza: quelli con miriadi di followers sui social.

Intanto se pensate che qualche migliaio di followers siano tanti state già sbagliando. Ne servono tanti di più per contare qualcosa. E più si va avanti e peggio sarà. Oppure Instagram e Facebook finiranno come i dinosauri, torneremo al baratto e saremo più felici. Chi lo sa, ma intanto le cose stanno così. Quindi adeguatevi.

Una volta trovata la vostra piccola social media star cominciate a guardare il profilo in modo più approfondito. Se ha tantissimi followers ma le foto mietono pochissimi like, se non c'è ombra di commenti o le persone che interagiscono puzzano di finto, fatevi due domande. Ci sono strumenti per farsi un'idea anche in questo caso? Si e al momento il mio preferito è Social Blade.

Anche qui la richiesta dei compensi potrà variare e il wannabe influencer che pensa di esserlo nonostante non abbia i numeri è sempre dietro l'angolo, pronto a chiedere cifre stratosferiche che non merita.

Instagram-Followers-Meme.jpg

Siamo in un momento storico in cui purtroppo tanti vorrebbero essere famosi grazie ad internet e i furbacchioni (che poi tanto furbi non sono) si comprano followers, like e commenti. Inutile dire che poi queste cose, non essendo naturali, non contano niente. 

Siate saggi e guardate bene chi avete davanti. E ricordate anche che tra tanti megalomani con l'influenza ci sono anche persone che valgono tutti i soldi che chiedono.

 

 

Comment

Ilaria Pozzi X El Rana Jewellery

Comment

Ilaria Pozzi X El Rana Jewellery

Parliamo di fotografia. Ma anche di comunicazione. E di tatuaggi.

Un po' di tempo fa ho avuto occasione di lavorare con El Rana, un brand che produce gioielli fortemente legati alla cultura del tatuaggio. Anelli con ancore, collane con rondini e tutte quelle cose legate al design old school che piace tantissimo non solo agli amanti dei tatuaggi (tipo me) ma anche ai "profani" (perché quando una cosa è bella e fatta bene, i risultati si vedono).

elranajewellery

Quando abbiamo parlato di come le foto sarebbero dovute essere, ho apprezzato molto la scelta fatta da Simone (cioè il signor El Rana). La modella tatuata ovviamente ci deve essere, ma non deve essere la protagonista. Giusto. Molto giusto. 

Quante volte vi è capitato di vedere delle pubblicità in cui il prodotto manco lo avete notato perché l'attenzione è stata rubata tutta dalla strafiga di turno? Infatti. 

Qui invece abbiamo puntato sul gioiello. E Ilaria Pozzi è stata bravissima come al solito. Ha capito subito come doveva muoversi e il risultato sono state delle immagini in cui riesce ad accompagnare i prodotti senza rubare la scena. 

elrana
el_rana_jewellery.jpg
elrana.jpg

Uno dei motivi per cui mi è piaciuta tantissimo la linea comunicativa scelta da Simone è più personale e riguarda le modelle tatuate. Queste ragazze sono il più delle volte fotografate in pose ammiccanti e provocatorie che le collocano in un immaginario prettamente erotico. Certo, facciamo vedere i tatuaggi, il nudo miete like e fans, la ragazza aggressiva e bla bla bla. Però io credo che ci sia tanto di più e fermarsi qui lo trovo mortificante per quello che invece è un fenomeno culturale con una storia notevole. C'è tanto di cui parlare e tanto da raccontare.  Non dico che la ragazza tatuata sia sempre la scelta perfetta, certo che no. Ma sicuramente andrebbero prese in considerazione anche per campagne più istituzionali, cosa che  -soprattutto qui in Italia - non succede. 

Ok, ho detto la mia anche questa volta.

 

 

 

 

 

Comment

2 Comments

Social media e fotografia di matrimonio: 5 cose da NON fare!

Nel corso degli ultimi anni mi è capitato di lavorare con molti fotografi di matrimonio. Il loro universo è più complesso di quel che sembra dall'esterno e la competizione è fortissima. I social media giocano un ruolo fondamentale dato che il prodotto che vendono è basato sulle immagini:  canali come Instagram e Facebook possono rivelarsi potenti alleati ma anche nemici distruttivi.

Gli utenti, e quindi i potenziali clienti, guardano molto come il loro futuro fotografo si muove sui social: trascurare questo dato può far male tanto quanto può farlo una presenza e un atteggiamento "da teenager". Sembrano concetti scontati ma in realtà ci sono tantissimi professionisti che non hanno ancora capito come funziona il mondo digitale.

simpsonswedding

E adesso veniamo ai nostri fotografi di matrimonio e i social media e ai loro fatali errori:

1. Pubblicare troppe foto dove il paesaggio fa da protagonista: abbiamo capito che la location era una bomba ma il vostro cliente -soprattutto la sposa, fidatevi- vuole vedere se sapete fotografare gli umani (cioè se sarete così bravi da farla setire una strafiga)

2. Colori estremamente innaturali: siamo nell'era dei filtri e della post produzione ok, ma se pubblicate foto in cui gli sposi prendono un colorito tipico dei Simpsons e i prati sembrano fatti di kryptonite forse vi siete spinti un po' oltre il limite. Questo vale anche nel caso opposto: se mi lasciate al naturale tanto valeva far fare le foto a zio Giuseppe. Quindi post produzione a manetta ma deve sembrare naturale, ok?

3. Non fate i pigri quando pubblicate una foto su Instagram. La qualità dell'immagine deve essere sempre buona, nessuno metterà un like su una foto pixelosa...figurati se poi vi contattano.

4. Troppa vita privata mischiata con il lavoro. Cioè, non vogliamo trovare i vostri selfie ogni due foto di matrimoni. Uno ogni tanto ce lo facciamo tutti e wow il mio futuro fotografo ha una faccia simpatica, però con parsimonia (appunto, evitiamo l'effetto teenager).

5. Ignorare le richieste che arrivano via social media. Siamo un mondo pigro e cialtrone, facciamo prima a mandare un messaggio via Facebook (o altro social) che una email. Andare sul sito, cercare i contatti, scrivere una mail...troppo lavoro. Quindi, non ignorate i messaggi privati, potrebbero contenere il vostro prossimo contratto!

 

2 Comments

Comment

BEST OF: COLLOQUI

Quando mi chiedono perchè ho deciso di lavorare come freelance tendo a rispondere sempre con le stesse motivazioni: mi ero stancata di fare un lavoro da dipendente, volevo gestire tutto da sola, è un passaggio naturale quando si lavora nel settore del digital marketing. In parte è vero ma se devo essere del tutto onesta dovrei aggiungere che anche le aziende stesse e le loro richieste mi hanno portata alla fuga.

Quando sei un dipendente e fai un lavoro come il mio sei generalmente sottovalutato. Non stiamo a girarci intorno, in Italia spesso è così. Avere una persona che si occupa di social media e digital strategy è quasi un lusso perchè generalmente vige la regola per la quale "tanto i social me li faccio solo/ me li fa il nipote/ me li fa l'idraulico". E quando c'è un povero sfigato che viene assunto per i social succede spesso che oltre a quello dovrà pure improvvisarsi grafico/ web designer/ illusionista.

Ho letto annunci con richieste fantascientifiche e ho fatto colloqui con soggetti che dovrebbero darsi al cabaret. Se al momento mi amareggiavo (giustamente) adesso mi guardo indietro e mi viene da ridere. Quindi ho stilato questa mini lista dei miei "preferiti".

  1. LAVORI IN CORSO: Cercava un responsabile digital marketing e al colloquio emerge che in realtà avrei dovuto fare commerciale e altre cosette. Cosette tipo queste: salire su una gru o su un montacarichi, controllare se tutti i pezzi del trapano erano giusti. L'elmetto era in dotazione, voglio sperare.
  2. LE PARI OPPORTUNITA': Serviva un social media manager... però preferibilmente maschio. No comment.
  3. NON SO SE HAI LE SKILLS: Ha estremo bisogno di un social media manager e inizia il colloquio con una serie inglesismi per fare il figo. Tipo quando a "Ma come ti vesti?" dicono che con l'abito sta bene un long coat di colore purple perchè dire cappotto lungo viola fa plebeo. Però prima di metterti a parlare like a cool dude impara l'italiano che sarebbe pure la tua lingua. "Piuttosto che" vuol dire "invece di" ,non "oppure". Caro il mio copywriter...
  4. UNA POSIZIONE JUNIOR: Social media marketing per multinazionale. Un colloquio di oltre 2 ore, di cui una parte in inglese, per poi sentirmi dire che comunque ero troppo qualificata, che questa era una posizine junior. Io non so quanto sono brava e quanto è bravo quello che fa il mio lavoro per loro, però recentemente mi è capitato di vedere un loro progetto e con mio orrore ho notato che le cose in inglese erano state palesemente tradotte con Google Translator. Strafalcioni da scuola media. Forse oltre al junior dovrebbero rimpiazzare pure il senior.
  5. NON AVRAI UN'ALTRA OCCASIONE: Stavo andando ad un colloquio procuratomi da un'agenzia interinale e mentre cercavo di capire che strada dovessi prendere sono entrata con la mia macchina nella fiancata di un furgone che trasportava WC. Panico. Scendo dalla macchina, mi scuso e, mentre decidiamo di fare il cid, mi rendo conto che si era fatta l'ora del colloquio. Chiamo l'agenzia interinale e dico alla ragazza che mi aveva organizzato il tutto che avevo avuto un incidente e non potevo certo presentarmi al colloquio. Lei, molto comprensiva, mi urla che dovevo avvertirla prima e che adesso non avrei avuto una seconda occasione dopo la figuraccia che le avevo fatto fare. Adesso vado in giro con una palla di cristallo che mi dice quando avrò nuovi incidenti. Per adesso tutto ok ma non ho ancora riparato la carrozzeria, che non si sa mai...

Comment

Comment

I am not a tattoo blog - shooting con Ilaria Pozzi

Ilaria Pozzi

Collaborare con certe persone è sempre un'esperienza positiva. Parlare e trovare idee, condividere pensieri e creare delle immagini insieme attraverso un processo creativo condiviso mi riempie il cuore (e fa bene al cervello).

Ilaria Pozzi oltre ad essere una modella pazzesca è anche una di quelle persone di cui parlavo sopra e fotografarla è stato facile. Per me è sempre così: quando mi trovo davanti a qualcuno con cui condivido qualcosa in più rispetto alla fotografia, il risultato finale è sempre migliore.

Ilaria è venuta a da me per qualche giorno e abbiamo oraganizzato un servizio fotografico a Siena. All'inizio avevo pensato a qualcosa nella campagna toscana ma, tra il freddo e la mia indole un po' gotica, alla fine siamo finite prima in un cimitero di campagna e poi in una casa privata.

Nelle foto c'è un po' di malinconia ma in relatà ci siamo divertite e ci siamo fatte delle grandi risate. E soprattutto la partecipazione di Gigia, la bassotta di Ilaria, ha reso tutto più dolce.

ilaria e gigia

 

Potete vedere una selezione di immagini e leggere qualcosa in più riguardo a me, Ilaria e alla nostra collaborazione su I am not a tattoo blog. Ilaria Pauletti, la curatrice del sito, è stata grande e mi ha fatto piacere aver preso parte al suo progetto. Spesso quando si parla di ragazze tatuate si tende a fare associazioni di tipo erotico ma io credo che ci sia molto di più. C'è tutta una cultura degna di essere scoperta e I am not a tattoo blog è un ottimo posto dove potete andare a leggere qualcosa di interessante sul mondo del tatuaggio.

ilaria cimitero

 

 

Comment