Provato per voi: i bot

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Provato per voi: i bot

Annunci su annunci, pubblicità a non finire, tabù, vergogna e disprezzo da parte dei puristi, finto disgusto da parte di quelli che invece li usano ma non lo dicono: sono i bot per far crescere le pagine Instagram. 

Ormai non c'è giornata senza che sulle nostre bacheche Facebook non compaia un post sponsorizzato in cui ci assicurano che grazie ai loro servizi possiamo diventare tutti superseguiti, influencers, web celebrities e imperatori dell'internet.

Ma è vero?

Ovviamente no. Ma nemmeno troppo falso. 

Diciamo che se usati con un certo criterio possono aiutare. 

Come ho già scritto, ci sono tantissime possibilità e varianti più o meno decorose ed efficaci.

Nel corso dei mesi ho guardato un po' di queste piattaforme per farmi un'idea, ho letto recensioni e parlato con persone che ne fanno uso (suona come un servizio delle Iene sull'uso delle droghe nelle scuole medie ma va bene).

E poi * rullo di tamburi * ne ho provato uno sul mio profilo per due settimane No, non vi dico quale perchè non voglio fare buona o cattiva pubblicità a nessuno.

L'attività di questi bot infernali per la crescita dei profili Instagram sta nel andare a seminare like e commenti per voi, interagire, mandare pure direct messages all'occorrenza e tutta una serie di cose che appunto fanno piacere a chi li riceve ma sbattono chi deve farle.

Nel mio caso è stato un totale distastro perchè i miei followers non sono aumentati nemmeno di un po' ma in compenso una paio di profili a me completamente ignoti mi hanno accusata di stalking. MERAVIGLIOSO.

Adesso vi chiederete come mai non ne abbia un opinione totalmente e assolutamente negativa. 

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Prima di tutto perchè la prova fatta su di me era una di quelle a scopo antropologico e quindi avevo messo una serie di blocchi che speravo mi aiutassero a sembrare meno psicopatica (fail!), non volevo che seguissero o smettessero di seguire gente a caso per mio conto, non volevo che mandassero messaggi da parte mia, non volevo un sacco di cose insomma e mi sono un po' tirata la zappa sui piedi forse.

Però prendiamo l'esempio di un impresa o business nuovo di zecca. Si aprono un profilo Instagram e iniziano a postare immagini con relativi hashtag. Non hanno tempo e soldi da investire perchè appunto sono piccoli e le cose da fare sono tante, figuriamoci le spese. Perchè non dovrebbero allora far partire un po' il loro profilo con l'aiuto di un bot che seguirà i profili più giusti (non tutti forse, ma alcuni sicuramente si) e farà il lavoro sporco per loro? 

Parliamo chiaramente: la gente non è più motivata se deve mettere follow ad un profilo con 15.000 followers piuttosto che ad un profilo da 200? E dai, su. Purtroppo si sa che va così, soprattutto quando c'è da vendere merce. 

Ci sarà sempre la massa di giovani che non ha voglia di andare a lavorare e che userà i bot per avere più followers nella speranza che il brand mandi loro il mascara o la maglietta in qualità di influencers e siamo tutti d'accordo su quanto sia triste e sbagliato.

Ma, se usati con moderazione e cervello, non condannerei i bot perchè sono brutti e cattivi come la gente che bara.

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I social e la morte della creatività

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I social e la morte della creatività

Almeno una volta al mese mi sveglio e penso: "mi fa schifo essere una persona creativa, vorrei essere nata con il pallino della matematica o delle scienze".

Diciamo la verità. Sarà pure bello essere bravi a fare foto, saper scrivere contenuti, sapere come scrivere un buon post sui social media o riuscire a stravolgere un'mmagine con Photoshop. Però sapete cosa? C'è un rovescio della medaglia che, almeno per quello che mi riguarda, mi fa rimpiangere di non essere diventata avvocato, medico o professoressa di statistica.

Intanto partiamo dalle basi: gran parte delle persone davvero creative hanno una serie di turbe mentali che manco ve le sto a dire. Non parlo di casi estremi come Van Gogh che si tagliò l'orecchio, parlo di problemi dell'era moderna, depressioni, ansie, insoddisfazione cronica.

Poi c'è l'annosa questione del mancato riconoscimento del lavoro del creativo: lo sappiamo tutti che, soprattutto da Bologna in giù, certi lavori sono terribilmente sottovalutati. Dopo anni di prigione nella sezione "hobby"  hanno fatto il salto di qualità per passare nella sezione "sottopagati a vita".

Infine c'è il dramma della concorrenza. La concorrenza lecita e illecita. 

A sgomitare nel mondo creativo si trovano tutti i possibili campioni umani. Quelli bravi che ti passano avanti per esperienza, quelli che sanno vendersi bene, quelli che conoscono le persone giuste e si trovano anche nel posto giusto al momento giusto. 

Ci sono pure quelli che hanno veramente una marcia in più. Tanto di cappello.

E poi ci sono gli ignobili illeciti. Gli ignobili illeciti che si sono costruiti un personaggio di dubbio rispetto grazie ai social media e alla fuffa. Bravissimi a comunicare e a riempire di fumo gli occhi dei clienti, pessimi nella pratica.

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Ed ecco il blogger che ha tre lettori (di cui uno sua madre) che diventa content creator. La ragazza che su Instagram ha  30.000 followers di provenienza ignota che diventa non solo influencer, ma pure digital strategist. Per non parlare dei fenomeni che fanno foto improponibili e vengono chiamati perchè, sempre grazie a Dio Social, hanno  un gran seguito. O degli Youtubers che si vendono come videomakers.

Mi dispiace pure per quei disgraziati che hanno fatto anni di scuola per imparare a truccare e si vedono soffiare il lavoro da sedicenti make up artist con ciglia lunghe sei metri e la faccia imbrattata di bronzer e illuminante. Mi dispiace per loro come mi dispiace per tutti quelli che hanno le capacità ma non hanno voglia di creare un personaggio grottesco ed egocentrico per compiacere la massa, di inventare una vita che non esiste e di comportarsi in maniera ipocrita per ottenere un po' di luce. 

Mi dispiace per il declino morale dei social.

Mi dispiace per le persone come me.

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Cosa ho imparato fotografando modelle non tatuate

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Cosa ho imparato fotografando modelle non tatuate

Chi mi segue sui social sa già che ho iniziato a lavorare più spesso con modelle "istituzionali", cioè modelle senza capelli colorati come l'arcobaleno, tatuaggi e piercing. Nonostante la tipologia "alternative" rimanga la mia preferita, ho sentito il bisogno di staccare per misurarmi con qualcosa di nuovo. 

L'agenzia di modelle 2MMODEL mi ha dato l'opportunità di lavorare con delle ragazze fantastiche e quindi di attuare attuare quel cambiamento che cercavo.

Anche se spesso ho dovuto scattare in studio, cosa che di solito non mi piace fare, il risultato mi è piaciuto e per questo devo ringraziare l'agenzia e tutto lo staff che mi ha aiutata. Ho scoperto grazie a loro che in fin dei conti che posso scattare foto tradizionali mantenendo il mio stile. 

Più passa il tempo e più continuo ad allontanarmi da quel tipo di fotografia che io di solito chiamo nostalgico-erotica. Vedere una ragazza nuda su un letto/divano/pavimento con lo sguardo malinconico mi ha stancata, ho bisogno di altro ormai. E anche se il magico mondo dei social non apprezza molto questo mio cambio di rotta ho deciso di andare avanti. Avete presente quando un cantante fa un nuovo album e la gente dice "ma era meglio il primo"? Ecco, io sono il cantante. Niente tette e culi in mostra ed ecco che la gente migra su altri profili dove invece la nudità abbonda (anche nudità di cattivo gusto spesso). Però questo mi fa capire che quelle persone non mi seguivano perché ero brava, mi seguivano perché erano un po' wankers (come direbbero garbatamente gli inglesi). Quindi cosa ho perso in realtà? Niente di importante.

Inutile dire che adesso quando vado a Milano sono molto più felice.

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BEAUTY: LA GRANDE VITTORIA DEGLI E-COMMERCE

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BEAUTY: LA GRANDE VITTORIA DEGLI E-COMMERCE

Se vi dico che per colpa dell'e-commerce i negozi fisici non vendono più come un tempo non vi racconto niente di nuovo.

Colpa di Zalando! Colpa di Amazon! Colpa di AliExpress! 

Sicuramente si. Ma in parte anche colpa di chi nei negozi fisici ci lavora.

Sono una di quelle persone che spende soldi a caso in cose inutili. Passo ore online a guardare cose che, per quanto sembrino un must have, comprerò e non userò mai. 

Io sono il sogno di ogni venditore.

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E nonostante questo, quando entro in un negozio e mi rapporto con una commessa mi cadono le braccia. E mi spazientisco. E non compro.

Siccome sono una femmina vanitosa e superficiale, oggi la mia polemica sarà diretta a coloro che lavorano nel settore beauty.

Ormai il web ci ha ipnotizzate tutte con foto, tutorial, promesse miracolose e blog dedicati a migliorare il nostro aspetto. Dalle beauty guru alle fashion blog è un bombardamento continuo e noi, volenti o nolenti, assorbiamo come spugne tutto quello che ci viene propinato. E lo vogliamo. Lo vogliamo come Voldemort voleva i Doni della Morte.

Una persona che lavora in uno store fisico dovrebbe tenersi al passo con i tempi, seguire queste cose e magari farsi trovare preparata quando arriva un cliente. E invece no. Perchè forse i colloqui li fa Topo Gigio, soprattutto nella mia città.

Un po' di tempo fa sono entrata in una profumeria e mi sono messa a guardare dei rossetti. La commessa ha avuto la brillante idea di venirmi vicino per dirmi: "Questi sono rossetti liquidi, lo sai come funzionano?"

Io: 

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Quanti anni sono che ci sono i rossetti liquidi in giro? I rossetti liquidi non solo li conosco, sono pure stufa dei maledetti rossetti liquidi! Se tu li hai scoperti adesso e lavori in una profumeria forse è il caso di fare un corsetto di aggiornamento.

Quando poi in un altro popolarissimo store ho chiesto se avevano anche delle creme per le mani cruelty free si è scatenata la paura. Prima si sono consultati in due e poi hanno detto che era tutto cruelty free. Io ho cominciato a spiegare loro in maniera cortese che stavano dicendo cazzate e poi me ne sono andata.  Devono solo ringraziare il loro Dio se non ho iniziato a urlare "Chiamate il responsabile! Pazzi bugiardi!"

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E ce ne sono stati tanti altri di episodi del genere. Più volte ho dovuto tenere a freno la lingua e la polemica che è in me.

Abito in una città piuttosto piccola ma internet ce l'abbiamo tutti. I video su YouTube li vediamo, da quello che ci insegna a fare il nodo alla cravatta a quello che ci spiega come usare bene la nuova palette per ombretti di Anastasia Beverly Hills. Quando entriamo in un negozio vogliamo trovare personale preparato, che sappia di cosa stiamo parlando. Non me ne frega niente se voi non tenete un determinato brand, dovete però essere in grado consigliarmi una valida alternativa. Perché io vi sto chiedendo una cosa di cui parla tutto il maledetto web e voi dovete sapere cosa diamine è.

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Quando negli annunci di lavoro richiedete qualifiche assurde e senza senso, fermatevi un momento a pensare che forse quello che non sa la commessa con decennale esperienza lo sa la ragazzina che sta incollata allo schermo a guardare i tutorial.

 

 

 

 

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HOW TO: FAMOSI CON I SOCIAL ( E IL TRACOLLO DELLE NUOVE GENERAZIONI)

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HOW TO: FAMOSI CON I SOCIAL ( E IL TRACOLLO DELLE NUOVE GENERAZIONI)

Purtroppo viviamo in una società vacua. L’aspirazione massima del giovane moderno è diventare famoso con Instagram e farne un lavoro. Non ci sono più quelli che vogliono diventare astronauti, figurarsi se qualcuno sogna di fare l’avvocato o il medico. Adesso c’è il web e si diventa Influencer. Fine della discussione.

In realtà potrebbe esserci già un influencer che vive nel vostro condominio e voi manco lo sapete.

Ce ne sono così tanti che fa quasi paura, nascosti dietro il loro telefono a inventare una vita . che il più delle volte è molto più noiosa di quello che sembra.

Ma torniamo ai nostri giovani.

Con il lavoro che faccio mi è capitato più di una volta di sentirmi chiedere da ragazzi e ragazze come fare a diventare una Instagram celebrity.

Giovani amici, vi lancio la bomba: CI DOVETE STARE DIETRO TUTTO IL GIORNO E ANCHE UNA BOTTARELLA DI CULO NON GUASTA.

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“Ma non basta postare una foto ogni tanto?” NO. Non importa quanto sei belloccio/a perché ce ne sono altri due milioni così. Devi postare, fare storie, partecipare a discussioni, commentare, rispondere ai commenti e tutte quelle cose pallose che non hai voglia di fare perché pensi che sia facile. E devi farlo tutti i giorni che Dio manda in terra.

Magari avere anche un sito o un blog non guasterebbe. Capisco che tu, giovane sfaticato/a, non abbia niente di cui parlare. Però avere qualcosa da dire da sempre una marcia in più e risponderebbe all’annosa domanda che le persone si pongono quando vedono profili ignobili seguiti da un sacco di gente: “questo perché è famoso?”

“Ho ventimila followers, sono un influencer orma?!” NO. Dieci anni fa si, oggi no. Te ne servono tanti, tantissimi di più. Centinaia di migliaia. Milioni volendo. E i tuoi post devono essere commentati e ricevere un bel numero di like.

“Come fanno questi ad avere delle foto bellissime sul loro feed?” Perché non le fanno con il cellulare, se le fanno con la reflex. E spesso hanno un adepto/schiavo/partner che fa da fotografo. Dopo di che scatta Photoshop. Infine si postano.

“Se mi metto in mutande e mi faccio un selfie prendo più like e divento famoso/a più velocemente” NO. Ci sono già tante persone che lo fanno pure per lavoro, perché postare una foto un po’ erotica è connesso con la loro professione. Farlo per richiamare l’attenzione e senza un minimo di consapevolezza è un po’ da disperati, no?

Quindi, cosa abbiamo imparato oggi?

Che diventare famosi sul web è comunque impegnativo e richiede tempo, denaro ed energia. Oltre a tutte queste cose poi c’è il fattore fortuna che non va mai sottovalutato.

Adesso, siete ancora convinti di voler diventare un Influencer o forse è meglio andare a studiare per il prossimo esame?

In ogni caso, buona fortuna.

 

 

 

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Cristina

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Cristina

Quando tra fotografo e modella c'è un legame che va oltre la professionalità, è molto probabile che i lavori fatti insieme si arricchiscano di qualcosa in più. Ma non è così scontato come sembra.

A volte ancora sfugge ad alcuni che le modelle sono ragazze come tutte le altre, sono solo mediamente più piacenti. 

Sono per natura una persona che cerca di andare d'accordo con tutti, faccio del mio meglio per creare un'atmosfera amichevole e rendere il lavoro meno pesante possibile.

Nel corso degli anni ho potuto lavorare con molte ragazze e se con alcune, nonostante gli sforzi, mi sono sentita un po' come mi sento quando vengono alla porta a cercare di venderti l'aspirapolvere (cioè distacco totale), con con altre mi sono trovata così bene da aver costruito poi un rapporto di vera amicizia.

E poi c'è Cristina.

Sono passati quattro anni dal nostro primo incontro e credo che sia stato come quando le persone vanno ad un appuntamento al buio e poi trovano a sorpresa l'anima gemella. Nel giro di un'ora avevamo già capito che ci piacevano le stesse cose e che ci rapportavamo alla vita con lo stesso approccio: quello di un teenager intrappolato nel corpo di un trentenne. Per di più teenager degli anni 90 con Dr Martens ai piedi e una passione per Marilyn Manson (lei) e per Billy Corgan degli Smashing Pumpkins (io). 

Inutile dire che il primo shooting con Cristina resta uno dei miei preferiti di sempre.

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Nel giro di poco tempo abbiamo iniziato a sentirci non solo per cose relative al lavoro insieme ma anche per parlare di cose personali. Insomma siamo diventate amiche. Come Manson e Corgan. E con la stessa passione per carboidrati e animali domestici.

Dopo pochi mesi ci siamo viste ancora, abbiamo scattato altre foto e abbiamo capito che eravamo proprio fatte per lavorare insieme.

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Ci sono cose che non si possono spiegare, come il motivo per cui una persona ti entri nel cuore più delle altre. Perché anche se altre mille ragazze hanno interessi simili ai miei e sanno posare come delle dee, io continuerei a scegliere Cristina. 

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Credo che non capiti spesso di trovare una modella che riesca a leggere la mente del fotografo, che condivida le stesse idee e e che abbia la capacità di tradurre tutto in una posa.

Ecco, io invece sono stata fortunata. Ho trovato la mia musa e la mia migliore amica.

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CRISTINA sta su:  Instagram, Altro Instagram, Twitter, Facebook 

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Influencers o Influenza?

Influenza nel senso di febbre, quella alta che ti porta a delirare.

E infatti oggi parliamo di influencers cominciando a dividerli in due macrocategorie: persone che hanno un reale impatto su chi li segue e megalomani esaltati.

Ma come fare a riconoscere gli uni dagli altri? 

Per chi fa il mio lavoro, soprattutto per quello che riguarda tutta la parte di digital pr, tutto sembra facile. Ma non tutte le aziende, soprattutto le piccole imprese, hanno qualcuno che fa digital marketing per loro. Spesso sono persone di una generazione lontana anni luce dal mondo del web, gente che ha lavorato tutta la vita offline e che adesso (con secoli di ritardo) pensano che sia giunto il momento di avventurarsi nel mondo dell'internet. Tralasciamo i casi disperati che lasciano i social in mano ai figli o ai nipoti "perché sono giovani e sanno usare queste trappole" e veniamo a quelli che decidono di collaborare con qualche influencer per vendere i loro prodotti.

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Come trovare qualcuno a cui associare il proprio brand? 

Dopo una bella analisi del target da raggiungere e tutte quelle cose che sono applicabili anche al marketing classico, inizia la ricerca del nostro influencer.

Cominciamo dai bloggers:

"Ha un bel sito, fa proprio una bell'effetto e quando scrive sembra che ne capisca tantissimo. Mi piace!" 

Ok, ma non basta. Intanto è saggio fare un'analisi per vedere se il sito oltre ad essere bello è pure ben posizionato e se è effettivamente autorevole. Ci sono vari strumenti per sbirciare, tipo Moz o SEMrush. Anche se non c'è mai da fidarsi al 100% danno una buona idea di quello che stiamo analizzando. Se dai dati sembra interessante contattatelo e richiedete un media kit. In genere tutti i blogger ne hanno uno, sempre carino e imbellettato per farli sembrare dei guru del loro settore. Quindi leggete bene prima di emozionarvi, i grandi numeri non sono poi così grossi quando si tratta di internet. 

Una volta studiato bene il valore del vostro blogger sarà anche più facile capire se il compenso richiesto è adeguato.

A me è capitato di contattare moltissimi bloggers per conto di aziende di ogni tipo e mi sono trovata davanti di tutto: da gente semisconosciuta che chiedeva migliaia di euro per un articolo a gente molto valida che, a mio parere, chiedeva troppo poco.  I miei preferiti sono quelli che, una volta capito di aver sparato decisamente troppo in alto, tornano dopo un po' dicendo che possono abbassare il prezzo (anche del 70% a volte!) e che insomma farei un affare ad approfittare di questo momento d'oro. Adoro queste coincidenze, sono così credibili...vero? Stanno un gradino sotto a quando trovi l'ultimo paio di scarpe del tuo numero quando ci sono i saldi. 

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Adesso veniamo agli influencers per eccellenza: quelli con miriadi di followers sui social.

Intanto se pensate che qualche migliaio di followers siano tanti state già sbagliando. Ne servono tanti di più per contare qualcosa. E più si va avanti e peggio sarà. Oppure Instagram e Facebook finiranno come i dinosauri, torneremo al baratto e saremo più felici. Chi lo sa, ma intanto le cose stanno così. Quindi adeguatevi.

Una volta trovata la vostra piccola social media star cominciate a guardare il profilo in modo più approfondito. Se ha tantissimi followers ma le foto mietono pochissimi like, se non c'è ombra di commenti o le persone che interagiscono puzzano di finto, fatevi due domande. Ci sono strumenti per farsi un'idea anche in questo caso? Si e al momento il mio preferito è Social Blade.

Anche qui la richiesta dei compensi potrà variare e il wannabe influencer che pensa di esserlo nonostante non abbia i numeri è sempre dietro l'angolo, pronto a chiedere cifre stratosferiche che non merita.

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Siamo in un momento storico in cui purtroppo tanti vorrebbero essere famosi grazie ad internet e i furbacchioni (che poi tanto furbi non sono) si comprano followers, like e commenti. Inutile dire che poi queste cose, non essendo naturali, non contano niente. 

Siate saggi e guardate bene chi avete davanti. E ricordate anche che tra tanti megalomani con l'influenza ci sono anche persone che valgono tutti i soldi che chiedono.

 

 

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Ilaria Pozzi X El Rana Jewellery

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Ilaria Pozzi X El Rana Jewellery

Parliamo di fotografia. Ma anche di comunicazione. E di tatuaggi.

Un po' di tempo fa ho avuto occasione di lavorare con El Rana, un brand che produce gioielli fortemente legati alla cultura del tatuaggio. Anelli con ancore, collane con rondini e tutte quelle cose legate al design old school che piace tantissimo non solo agli amanti dei tatuaggi (tipo me) ma anche ai "profani" (perché quando una cosa è bella e fatta bene, i risultati si vedono).

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Quando abbiamo parlato di come le foto sarebbero dovute essere, ho apprezzato molto la scelta fatta da Simone (cioè il signor El Rana). La modella tatuata ovviamente ci deve essere, ma non deve essere la protagonista. Giusto. Molto giusto. 

Quante volte vi è capitato di vedere delle pubblicità in cui il prodotto manco lo avete notato perché l'attenzione è stata rubata tutta dalla strafiga di turno? Infatti. 

Qui invece abbiamo puntato sul gioiello. E Ilaria Pozzi è stata bravissima come al solito. Ha capito subito come doveva muoversi e il risultato sono state delle immagini in cui riesce ad accompagnare i prodotti senza rubare la scena. 

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Uno dei motivi per cui mi è piaciuta tantissimo la linea comunicativa scelta da Simone è più personale e riguarda le modelle tatuate. Queste ragazze sono il più delle volte fotografate in pose ammiccanti e provocatorie che le collocano in un immaginario prettamente erotico. Certo, facciamo vedere i tatuaggi, il nudo miete like e fans, la ragazza aggressiva e bla bla bla. Però io credo che ci sia tanto di più e fermarsi qui lo trovo mortificante per quello che invece è un fenomeno culturale con una storia notevole. C'è tanto di cui parlare e tanto da raccontare.  Non dico che la ragazza tatuata sia sempre la scelta perfetta, certo che no. Ma sicuramente andrebbero prese in considerazione anche per campagne più istituzionali, cosa che  -soprattutto qui in Italia - non succede. 

Ok, ho detto la mia anche questa volta.

 

 

 

 

 

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Social media e fotografia di matrimonio: 5 cose da NON fare!

Nel corso degli ultimi anni mi è capitato di lavorare con molti fotografi di matrimonio. Il loro universo è più complesso di quel che sembra dall'esterno e la competizione è fortissima. I social media giocano un ruolo fondamentale dato che il prodotto che vendono è basato sulle immagini:  canali come Instagram e Facebook possono rivelarsi potenti alleati ma anche nemici distruttivi.

Gli utenti, e quindi i potenziali clienti, guardano molto come il loro futuro fotografo si muove sui social: trascurare questo dato può far male tanto quanto può farlo una presenza e un atteggiamento "da teenager". Sembrano concetti scontati ma in realtà ci sono tantissimi professionisti che non hanno ancora capito come funziona il mondo digitale.

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E adesso veniamo ai nostri fotografi di matrimonio e i social media e ai loro fatali errori:

1. Pubblicare troppe foto dove il paesaggio fa da protagonista: abbiamo capito che la location era una bomba ma il vostro cliente -soprattutto la sposa, fidatevi- vuole vedere se sapete fotografare gli umani (cioè se sarete così bravi da farla setire una strafiga)

2. Colori estremamente innaturali: siamo nell'era dei filtri e della post produzione ok, ma se pubblicate foto in cui gli sposi prendono un colorito tipico dei Simpsons e i prati sembrano fatti di kryptonite forse vi siete spinti un po' oltre il limite. Questo vale anche nel caso opposto: se mi lasciate al naturale tanto valeva far fare le foto a zio Giuseppe. Quindi post produzione a manetta ma deve sembrare naturale, ok?

3. Non fate i pigri quando pubblicate una foto su Instagram. La qualità dell'immagine deve essere sempre buona, nessuno metterà un like su una foto pixelosa...figurati se poi vi contattano.

4. Troppa vita privata mischiata con il lavoro. Cioè, non vogliamo trovare i vostri selfie ogni due foto di matrimoni. Uno ogni tanto ce lo facciamo tutti e wow il mio futuro fotografo ha una faccia simpatica, però con parsimonia (appunto, evitiamo l'effetto teenager).

5. Ignorare le richieste che arrivano via social media. Siamo un mondo pigro e cialtrone, facciamo prima a mandare un messaggio via Facebook (o altro social) che una email. Andare sul sito, cercare i contatti, scrivere una mail...troppo lavoro. Quindi, non ignorate i messaggi privati, potrebbero contenere il vostro prossimo contratto!

 

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BEST OF: COLLOQUI

Quando mi chiedono perchè ho deciso di lavorare come freelance tendo a rispondere sempre con le stesse motivazioni: mi ero stancata di fare un lavoro da dipendente, volevo gestire tutto da sola, è un passaggio naturale quando si lavora nel settore del digital marketing. In parte è vero ma se devo essere del tutto onesta dovrei aggiungere che anche le aziende stesse e le loro richieste mi hanno portata alla fuga.

Quando sei un dipendente e fai un lavoro come il mio sei generalmente sottovalutato. Non stiamo a girarci intorno, in Italia spesso è così. Avere una persona che si occupa di social media e digital strategy è quasi un lusso perchè generalmente vige la regola per la quale "tanto i social me li faccio solo/ me li fa il nipote/ me li fa l'idraulico". E quando c'è un povero sfigato che viene assunto per i social succede spesso che oltre a quello dovrà pure improvvisarsi grafico/ web designer/ illusionista.

Ho letto annunci con richieste fantascientifiche e ho fatto colloqui con soggetti che dovrebbero darsi al cabaret. Se al momento mi amareggiavo (giustamente) adesso mi guardo indietro e mi viene da ridere. Quindi ho stilato questa mini lista dei miei "preferiti".

  1. LAVORI IN CORSO: Cercava un responsabile digital marketing e al colloquio emerge che in realtà avrei dovuto fare commerciale e altre cosette. Cosette tipo queste: salire su una gru o su un montacarichi, controllare se tutti i pezzi del trapano erano giusti. L'elmetto era in dotazione, voglio sperare.
  2. LE PARI OPPORTUNITA': Serviva un social media manager... però preferibilmente maschio. No comment.
  3. NON SO SE HAI LE SKILLS: Ha estremo bisogno di un social media manager e inizia il colloquio con una serie inglesismi per fare il figo. Tipo quando a "Ma come ti vesti?" dicono che con l'abito sta bene un long coat di colore purple perchè dire cappotto lungo viola fa plebeo. Però prima di metterti a parlare like a cool dude impara l'italiano che sarebbe pure la tua lingua. "Piuttosto che" vuol dire "invece di" ,non "oppure". Caro il mio copywriter...
  4. UNA POSIZIONE JUNIOR: Social media marketing per multinazionale. Un colloquio di oltre 2 ore, di cui una parte in inglese, per poi sentirmi dire che comunque ero troppo qualificata, che questa era una posizine junior. Io non so quanto sono brava e quanto è bravo quello che fa il mio lavoro per loro, però recentemente mi è capitato di vedere un loro progetto e con mio orrore ho notato che le cose in inglese erano state palesemente tradotte con Google Translator. Strafalcioni da scuola media. Forse oltre al junior dovrebbero rimpiazzare pure il senior.
  5. NON AVRAI UN'ALTRA OCCASIONE: Stavo andando ad un colloquio procuratomi da un'agenzia interinale e mentre cercavo di capire che strada dovessi prendere sono entrata con la mia macchina nella fiancata di un furgone che trasportava WC. Panico. Scendo dalla macchina, mi scuso e, mentre decidiamo di fare il cid, mi rendo conto che si era fatta l'ora del colloquio. Chiamo l'agenzia interinale e dico alla ragazza che mi aveva organizzato il tutto che avevo avuto un incidente e non potevo certo presentarmi al colloquio. Lei, molto comprensiva, mi urla che dovevo avvertirla prima e che adesso non avrei avuto una seconda occasione dopo la figuraccia che le avevo fatto fare. Adesso vado in giro con una palla di cristallo che mi dice quando avrò nuovi incidenti. Per adesso tutto ok ma non ho ancora riparato la carrozzeria, che non si sa mai...

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I am not a tattoo blog - shooting con Ilaria Pozzi

Ilaria Pozzi

Collaborare con certe persone è sempre un'esperienza positiva. Parlare e trovare idee, condividere pensieri e creare delle immagini insieme attraverso un processo creativo condiviso mi riempie il cuore (e fa bene al cervello).

Ilaria Pozzi oltre ad essere una modella pazzesca è anche una di quelle persone di cui parlavo sopra e fotografarla è stato facile. Per me è sempre così: quando mi trovo davanti a qualcuno con cui condivido qualcosa in più rispetto alla fotografia, il risultato finale è sempre migliore.

Ilaria è venuta a da me per qualche giorno e abbiamo oraganizzato un servizio fotografico a Siena. All'inizio avevo pensato a qualcosa nella campagna toscana ma, tra il freddo e la mia indole un po' gotica, alla fine siamo finite prima in un cimitero di campagna e poi in una casa privata.

Nelle foto c'è un po' di malinconia ma in relatà ci siamo divertite e ci siamo fatte delle grandi risate. E soprattutto la partecipazione di Gigia, la bassotta di Ilaria, ha reso tutto più dolce.

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Potete vedere una selezione di immagini e leggere qualcosa in più riguardo a me, Ilaria e alla nostra collaborazione su I am not a tattoo blog. Ilaria Pauletti, la curatrice del sito, è stata grande e mi ha fatto piacere aver preso parte al suo progetto. Spesso quando si parla di ragazze tatuate si tende a fare associazioni di tipo erotico ma io credo che ci sia molto di più. C'è tutta una cultura degna di essere scoperta e I am not a tattoo blog è un ottimo posto dove potete andare a leggere qualcosa di interessante sul mondo del tatuaggio.

ilaria cimitero

 

 

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